“Marina di Siracusa”, ricorso al Tar di Natura Sicula contro il via libera ministeriale al porto turistico

 “Marina di Siracusa”, ricorso al Tar di Natura Sicula contro il via libera ministeriale al porto turistico

Finisce al Tar il progetto Marina di Siracusa per la creazione di un approdo turistico nel porto Grande di Siracusa, nell’ambito della riqualificazione della ex Spero. L’associazione ambientalista Natura Sicila ha depositato un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale per chiedere l’annullamento del decreto di compatibilità ambientale, rilasciato lo scorso aprile dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. L’associazione è assistita da un collegio difensivo composto dagli avvocati Corrado V. Giuliano, Salvatore Nanè, Desiree Fonte e Maria Burgio.
L’opera, del valore dichiarato di oltre 60 milioni di euro, prevede una colmata artificiale a mare, un molo foraneo di 520 metri, dragaggi di 133.000 metri cubi di fondali e ormeggi per 267 imbarcazioni, oltre a strutture edilizie a terra tra cui ristoranti, uffici, parcheggi e officine. Secondo Natura Sicula, il progetto sorge in un’area soggetta a vincoli stringenti. Il Porto Grande, ricorda l’associazione, è tutelato dal Vincolo Paesaggistico del 1988 ed è parte integrante del sito Unesco “Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica”. Il ricorso contesta inoltre la violazione del Piano Paesaggistico provinciale, in quanto l’area interessata ricade in zone con livello di Tutela 3, dove vige il divieto assoluto di nuove costruzioni e di interventi che alterino irreversibilmente la morfologia costiera.
Tra le irregolarità procedurali segnalate nel ricorso di Natura Sicula figura il comportamento della Soprintendenza di Siracusa, che aveva inizialmente espresso parere negativo sulle costruzioni nell’area archeologica, per poi modificare, nel marzo 2026, la propria cartografia e rilasciare un’autorizzazione paesaggistica definita dallo stesso ente come “perplessa”. Tale autorizzazione impone di ridurre “significativamente” la diga foranea di 520 metri senza specificarne la misura, rinviando di fatto la valutazione di compatibilità a future modifiche del progetto esecutivo, pratica vietata dalla legge. L’associazione segnala inoltre che molti atti fondamentali del procedimento non sono mai stati pubblicati sul portale ministeriale, impedendo ai cittadini di presentare osservazioni nei tempi previsti.
Sul piano tecnico-scientifico, il ricorso contesta l’utilizzo di dati risalenti al 2010-2011. “Rilasciare un’autorizzazione nel 2026 basandosi su dati vecchi di quindici anni viola il principio di precauzione”, scrive l’associazione nel documento. “In questo arco di tempo la costa è mutata e l’area ha subito gravi eventi alluvionali che hanno modificato i fondali. Inoltre, lo studio delle biocenosi marine è stato firmato da un botanico e non da esperti in biologia marina”. Il progetto, secondo Natura Sicula, non considera l’impatto sui vicini siti della Rete Natura 2000 (“Saline di Siracusa e Fiume Ciane” e “Capo Murro di Porco”), non calcola l’impatto cumulativo con l’area militare dell’Idroscalo, non ha coinvolto il Consorzio Plemmirio, ente gestore dell’Area Marina Protetta confinante, e manca dell’autorizzazione all’immersione in mare dei materiali di escavo prevista dall’art. 109 del D.Lgs. 152/2006.
Il fascicolo passa ora all’esame dei giudici amministrativi di Catania, chiamati a pronunciarsi sulla legittimità del provvedimento.

 

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