Appalti, Fillea Cgil Sicilia: “Troppi sottosoglia, strade aperte al malaffare”
“Tra il 2021 ed il 2024 oltre il 95 per cento delle procedure per servizi è forniture è avvenuto sotto gara e questa procedura apre una serie di interrogativi”. Il segretario regionale della Fillea Cgil, Giovanni Pistorio commenta così i dati del recente rapporto dell’Anac sugli affidamenti diretti.” Se la dinamica è formalmente legittima -spiega Pistorio- letta insieme alla crescita delle soglie e alla diffusione delle procedure semplificate, lascia spazio ad una serie di interrogativi “. Il quadro, in Sicilia, secondo l’esponente del sindacato, “assume contorni ancora più delicati. Qui, al netto dei grandi interventi Pnrr, che stanno catalizzando una parte significativa delle risorse, la stragrande maggioranza delle attività economiche legate agli appalti pubblici si colloca nel perimetro del sottosoglia. Parliamo di percentuali che superano il 95% che è la media nazionale”.
Pistorio ne è certo: “È proprio in questo spazio che si annida il malaffare in tutte le sue articolazioni. Il principio di rotazione, nato per evitare rendite di posizione, nella sua applicazione concreta finisce spesso per produrre un effetto opposto: l’unico vero escluso è chi ha appena vinto, mentre tutti gli altri operatori continuano a ruotare all’interno di una platea ristretta. In assenza di reale apertura del mercato, il sistema può facilmente trasformarsi in una ‘rotazione chiusa’, dove gli stessi soggetti si alternano sistematicamente negli affidamenti”.
E secondo il segretario generale della Fillea Cgil Sicilia “il passaggio, da qui a forme di coordinamento tra imprese, è breve. Non è difficile immaginare, e in alcuni contesti vi sono fondati motivi per sospettarlo, che gruppi di operatori economici possano accordarsi, esplicitamente o implicitamente, per determinare a turno il vincitore delle procedure, svuotando di significato sia la concorrenza sia il principio di rotazione. Se a questo si aggiunge la complicità o la debolezza delle stazioni appaltanti, si è ricreato il tristemente famoso tavolino di Siino ma in forma più capillarmente diffusa”.
“Oggi – prosegue Pistorio – non servono più regie centralizzate o figure simboliche: il sistema criminale può funzionare in modo diffuso, adattivo, quasi invisibile, sfruttando le pieghe della normativa e la discrezionalità concessa dalle procedure sottosoglia. Ma proprio per questo risulta ancora più difficile da individuare e contrastare. Il contesto del Pnrr rende tutto ancora più urgente”. Secondo Pistorio serve quindi “rivedere la normativa. Serve la tracciabilità delle relazioni tra operatori, controlli mirati sulle concentrazioni di affidamenti e, soprattutto, una capacità reale di leggere i dati per individuare anomalie e schemi ricorrenti. Ma serve anche un’assunzione di responsabilità politica e istituzionale. Ignorare questi segnali oggi significherebbe accorgersene troppo tardi domani”.













