“Disastro” Megara Hyblea, Giansiracusa: “andate a Palermo e buttate giù le porte”

 “Disastro” Megara Hyblea, Giansiracusa: “andate a Palermo e buttate giù le porte”

“Megara Hyblaea è la nostra Pompei, ma non è solo invasa da erbacce, tra pochissimo zecche, che rendono invisibili i preziosi resti della città greca sepolta dopo l’età Classica. C’è un serio problema di smottamenti, di strutture termali crollate, mosaici saltati. E’ un disastro e nessuno fa nulla, pur essendoci la strada per farlo”. Impietoso il commento dello Storico dell’Arte, Paolo Giansiracusa alla luce dello stato in cui l’importante sito archeologico versa. Dopo quanto denunciato da SiracusaOggi.it, l’ex assessore alla Cultura del Comune di Siracusa punta l’indice contro gli amministratori locali, i deputati regionali e nazionali “che ci rappresentano a Palermo e Roma, la Regione, la Soprintendenza”. Amara la disamina di Giansiracusa. “Non riusciamo a comprendere il valore delle emergenze archeologiche e architettonica. Megara è la nostra Pompei, riemersa quando si stava costruendo, proprio in quel luogo, uno stabilimento industriale. Qualcuno avrebbe voluto che si facesse finta di nulla e invece, per fortuna, gli archeologi francesi si occuparono , e tanto, di quel sito. A loro si devono pubblicazioni straordinarie, tradotte in tutte le lingue, che hanno fatto conoscere la nostra “Pompei” in tutto il mondo. A dimenticarsene- protesta- sono stati, invece, quanti, nel territorio dovrebbero tutelare il sito, valorizzarlo al massimo delle sue potenzialità. E invece fanno spallucce. Ogni tanto qualcuno dice timidamente qualcosa. Non hanno capito che bisogna andare a Palermo a buttare giù le porte”. Quella della carenza di fondi non sarebbe affatto, per Giansiracusa, una spiegazione che regge. “La strada da percorrere esiste e in tante altre nazioni l’hanno praticata. Intorno a quell’area non ci stanno mica dei poveracci, ma c’è chi lavora con il petrolio, distribuisce benzina”. Chiaro il riferimento alle grandi aziende del polo petrolchimico e, in questo caso, principalmente a quelle che operano ad Augusta. “Qualcuno potrebbe andare a chiedere il finanziamento degli interventi di cura di quel sito- conclude Giansiracusa- puntando sulla legge che, dal punto di vista fiscale, consente importanti benefici per chi interviene nell’ambito della tutela dei beni culturali. Non sarebbe affatto difficile eppure c’è un silenzio e un disinteresse che sta alla base di quello che continuiamo a vedere”.

 

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