Tre fermi per tentato omicidio, padre e figlio raggiunti da colpi di pistola a Pachino
A scatenare la violenta aggressione dello scorso 2 novembre, a Pachino, culminata con l’esplosione di alcuni colpi di arma da fuoco, ci sarebbe un piccolo debito economico per questioni di droga. Padre e figlio sono rimasti feriti, ma non sono in pericolo di vita. Il Gip del Tribunale di Siracusa ha convalidato il fermo di tre uomini, rispettivamente di 46, 42 e 22 anni, tutti pachinesi, disponendo nei loro confronti la custodia cautelare in carcere.
Le contestazioni, a vario titolo, sono di tentato omicidio, lesioni aggravate, tentata estorsione e porto illegale di arma da sparo. I tre erano stati fermati poche ore dopo i fatti dagli investigatori della Squadra Mobile di Siracusa, affiancati dagli agenti del Commissariato di Pachino.
A delineare il presunto movente è la ricostruzione della Procura. Uno dei due feriti, un ventenne, avrebbe accumulato un piccolo debito con un parente di uno degli indagati, legato – secondo la ricostruzione – ad una cessione di sostanze stupefacenti. Nel corso di una telefonata, poco prima dell’aggressione, il giovane avrebbe fatto sapere di non avere la disponibilità economica per restituire la somma. Una risposta che avrebbe innescato la reazione violenta di chi pretendeva la restituzione del denaro. Questi, con altri due uomini, avrebbe allora raggiunto la casa della vittima e qui la situazione sarebbe rapidamente degenerata.
Uno degli aggressori avrebbe chiesto al ventenne di confermare quanto detto al telefono, per poi tentare di sferrargli un pugno. Il giovane sarebbe riuscito a evitare il colpo. Il padre, 45 anni, sarebbe invece stato investito dalla violenza del gruppo, anche a colpi di bastone. Poi i colpi di arma da fuoco. Padre e figlio sono stati attinti in maniera non grave. Per entrambi è stato necessario il ricorso alle cure dei sanitari in ospedale.




