• Patrizia, la coraggiosa mamma di Angelo De Simone: “Te lo avevo promesso”

    Ci sono voluti 5 anni, tanta determinazione e coraggio. Ma alla fine Patrizia, la mamma di Angelo De Simone, è riuscita ad avvicinarsi alla verità tanto richiesta sulla morte del figlio 27enne. Era il febbraio del 2016, Angelo venne trovato impiccato in casa. Ma quel suicidio, così frettolosamente si disse, non aveva mai convinto la madre del ragazzo. Lo ha gridato sin dal principio, assistita dall’avvocato David Buscemi, anche dopo due richieste di archiviazione. Le perizie, le ricerche. Poi le nuove attenzioni dei magistrati, in particolare il pm Bono, la relazione di un consulente, le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia ed alcune intercettazioni in carcere. Ieri la richiesta di rinvio a giudizio, per l’omicidio di Angelo De Simone, di uno degli indagati.
    “Te lo avevo promesso”, scrive sulla pagina social “Verità per Angelo De Simone” proprio mamma Patrizia. “Non ho mai smesso di crederci, nonostante ci sia voluto tanto tempo. Il silenzio non è sempre segno di resa a volte è necessario. Il boato di chi tace a volte fa più rumore di tanti bla bla bla…. La tua mamma ‘pazza’ lo ha sempre saputo dentro di sé che ti avevano fatto volutamente del male”.
    Ieri la notizia del rinvio a giudizio di Giancarlo De Benedictis, ritenuto responsabile della morte di Angelo De Simone, il 27enne siracusano trovato cinque anni fa privo di vita, in casa. De Benedictis è ritenuto organico al clan “Bronx”. Per gli inquirenti, si sarebbe trattato di una spedizione punitiva a cui avrebbe preso parte anche Luigi Cavarra, considerato esponente del clan Bottaro-Attanasio, deceduto negli anni scorsi.
    De Simone avrebbe pagato con la vita un presunto debito per fatti di droga e per una relazione con una donna vicina all’attuale indagato. Intercettazioni in carcere e le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia avrebbero permesso agli inquirenti di ricostruire quanto accaduto nell’abitazione del 27enne.
    Sarebbe stato proprio De Simone ad aprire la porta di casa. Conosceva i suoi aggressori. Poi il dramma. Il consulente dei magistrati ha parlato, nella sua relazione, di una aggressione fisica con segni alla testa ed ai genitali. Solo dopo sarebbe stato inscenato il suicidio, per impiccagione. La corda al collo, si legge nella perizia, lo avrebbe condotto alla morte per “asfissia meccanica primitiva”.
    Prima che le indagini trovassero nuova linfa, la Procura di Siracusa aveva richiesto in due occasioni l’archiviazione del caso, ritenuto un suicidio. Una ipotesi a cui la famiglia di Angelo De Simone non ha mai creduto. Le memorie difensive prodotte dall’avvocato David Buscemi e la coraggiosa battaglia condotta dalla mamma del 27enne, Patrizia, hanno permesso di arrivare poco tempo addietro alla tanto agognata svolta.

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