• Siracusa. Princiotta-Palestro, scambio di accuse e querele: chi era in commissione il 14 dicembre?

    Dire che si guardano in cagnesco suona come un eufemismo. L’ultima frase che Simona Princiotta e Alberto Palestro si sono rivolti potrebbe verosimilmente essere “ci vediamo in tribunale”. E in effetti toccherà alla magistratura venire a capo del caso che ha per protagonisti i due consiglieri comunali di Siracusa.
    Due come le indagini attualmente in corso, per due diverse ipotesi di reato. Poche le notizie che filtrano al riguardo se non che si è già proceduto all’acquisizione di atti (in particolare verbali) relativi ai lavori della Seconda e della Quinta Commissione Consiliare. In precedenza, sarebbero stati acquisiti anche filmati relativi a sedute di Consiglio Comunale e convocati diversi soggetti.
    Il “casus belli” è l’atto di indirizzo sulla gestione degli impianti sportivi pubblici. Seduta di Consiglio infuocata e scambi di accuse. E, pare, della prima querela. Poi i rapporti si sarebbero fatti sempre più tesi, fino alla seduta della Quinta Commissione Consiliare del 14 dicembre. E alla seconda querela. La Princiotta avrebbe prodotto una dichiarazione (pare scritta) in cui accuserebbe Palestro di risultare presente in quella seduta, a cui anche lei aveva partecipato, senza però esserlo realmente stato. Nel verbale, approvato dai sette componenti presenti, verrebbe invece registrata la presenza di Palestro alle 9.55. La Commissione concluderà poi la sua riunione alle 10.05. E diventa chiaramente questo il fronte “caldo” di una diatriba combattuta adesso anche a colpi di avvocati per stabilire chi dica il vero.
    Fortunato Minimo, che della Quinta Commissione è presidente, era assente alla seduta contestata. “Ma non ho dubbi sull’assoluta regolarità dell’operato del vicepresidente Malignaggi. Sono, anzi, certo della bontà del suo comportamento. Così come prendo atto di quanto assicurato con le loro firme dagli altri componenti che quel verbale hanno approvato”, spiega Minimo. “La Quinta Commissione ha sempre lavorato in maniera conforme alle norme. Non posso aggiungere altro”, spiega il presidente con fare cordiale.
    L’ultima verità potrebbe allora arrivare da ulteriori prove documentali su cui starebbero lavorando i legali, non esclusa anche l’acquisizione dei tabulati telefonici. La presenza fisica in un dato luogo potrebbe, infatti, essere comprovata dal cosiddetto “aggancio” ad una cellula di telefonia piuttosto che ad un’altra.

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