Lo sapevi…a Siracusa? Carlo racconta: ecco come era vissuto il teatro greco
Noi di solito con il termine Teatro ci riferiamo a due cose distinte: il teatro fisico, fatto di gradini, che può essere costruito o scavato nella roccia. E con lo stesso nome ci riferiamo anche allo spettacolo che si svolge sul palcoscenico. Questa polisemia ha causato una grande confusione, soprattutto quando si parla di teatro greco. Il teatro, come forma di spettacolo, nasce molto prima del teatro fisico, e si svolgeva di solito in ampi spazi come l’Agora’, la piazza pubblica. Le fonti letterarie ci raccontano che il leggendario “Carro di Tespi”, una specie di baraccone da fiera, sin dal VI secolo a.C. andava girando di città in città a portare gli spettacoli popolari nelle piazze: era una vera e propria compagnia teatrale itinerante.
Sempre nell’Agora’ si svolgevano le assemblee cittadine, i processi pubblici, le sedute parlamentari, in sostanza tutte quelle manifestazioni che richiedevano un ampio spazio per accogliere e contenere prima centinaia e poi sicuramente migliaia di persone. Solo in un secondo momento si sentì l’esigenza di costruire una struttura architettonica fissa. Ecco che nasce il teatro in pietra, costruito o scavato nel pendio di una collina. Ed è in questo luogo che si trasferiscono, dalla piazza, le rappresentazioni teatrali.
Durante questi Spettacoli il comportamento del pubblico era senz’altro vivace e irrequieto. Potevano scoppiare tumulti, e per questo c’era un vero e proprio servizio d’ordine che spesso interveniva per riportare la calma a colpi di bastone. I componenti di questa “Ronda” si chiamavano Rabdouchoi, letteralmente portatori di mazze. Gli spettatori schiamazzavano, applaudivano e qualche volta facevano anche di peggio. C’era gente che, per creare disordini, applaudiva quando gli altri non lo facevano oppure fischiava quando tutti applaudivano; addirittura c’era gente che, approfittando di un momento di silenzio assoluto, per farsi notare, si alzava e emetteva un rutto fragoroso affinché tutti si girassero. Poiché gli spettacoli duravano tutto il giorno, gli spettatori si attrezzavano con cuscini, cibo e bevande. Sulle gradinate del teatro si beveva molto vino, si consumavano fichi secchi, olive, formaggio, noci e dolciumi. Se un attore non era gradito, queste cibarie potevano diventare proiettili da lanciare sulla scena. Altre volte il pubblico si commuoveva e piangeva nei momenti più intensi della tragedia, mentre rideva sguaiatamente per i lazzi delle commedie.
Si trattava, in ogni caso, di un pubblico variegato, dove erano presenti tutte le categorie sociali. Il teatro era una struttura che replicava quella della Polis democratica.
Lo spettacolo tragico non si rivolge all’intellettuale, non illustra concetti, ma si colloca nella sfera emotiva, si rivolge al cuore non alla ragione. Il teatro greco, quindi, non nasce come uno spazio artistico riservato esclusivamente alle tragedie e alle commedie ma come un’opera pubblica polifunzionale, pensata per dare una sede stabile e sicura a tutte le grandi manifestazioni della vita democratica e religiosa che l’Agora’ non riusciva più a contenere: Assemblea,Parlamento,Processi pubblici e cerimonie di Stato sia civili che religiose.
Oggi purtroppo lo sguardo moderno è fortemente influenzato da un pregiudizio culturale. Oggi, per noi, il teatro greco indica esclusivamente un luogo di intrattenimento artistico e proiettiamo questo concetto moderno sul mondo antico. Niente di più sbagliato. Nella realtà greca, invece, quell’edificio era l’equivalente della nostra piazza principale, del Parlamento e dell’aula del tribunale messi insieme. Se oggi un cittadino volesse votare o assistere a un dibattito politico, andrebbe in un’aula parlamentare o in municipio, non andrebbe certo a teatro. Per un cittadino greco del V e IV secolo a.C., invece, andare a teatro significava spesso votare delle leggi, decidere le tasse o se dichiarare o no una guerra.
Le tragedie e le commedie non andavano in scena tutto l’anno, ma si svolgevano sempre all’interno di feste religiose. Feste, che in una grande città come Siracusa, di numero, potevano arrivare a 8/10 l’anno. Poiché ogni festa durava da sei a nove giorni, solo quattro erano i giorni dedicati agli spettacoli teatrali. Si calcola quindi che in un anno solo 30/40 giorni erano riservati agli spettacoli, che equivaleva al 10%, il rimanente 90% dell’anno a teatro si andava per tutte quelle manifestazioni elencate in precedenza.
Per i greci del V e IV secolo a.C. il teatro era principalmente il luogo utilizzato per amministrare la vita civile, politica e giudiziaria della città. Nel teatro il cittadino espletava il suo ruolo di membro della Polis, era il luogo dove esercitava il suo dovere di cittadino.
Concludendo, vedere in un teatro greco solo il luogo dove si svolgevano esclusivamente tragedie e commedie, significa ridurne e impoverirne la reale importanza storica.Il teatro greco è stato il più grande monumento all’identità collettiva e democratica dei greci. É stato il pilastro su cui si reggeva la Polis. É stato la culla della civiltà occidentale. Ha rappresentato lo spartiacque tra la barbarie e la civiltà. Il teatro non è altro che l’evoluzione della piazza pubblica.bSolo con queste definizioni si restituisce al teatro la sua vera natura:non un semplice palcoscenico ma la più grande e polivalente struttura in pietra della storia.
Carlo Castello
Immagine realizzata con strumenti di IA
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