Lo sapevi… a Siracusa? Carlo racconta: Dionisio, il tiranno che sfidò Roma con i Galli

 Lo sapevi… a Siracusa? Carlo racconta: Dionisio, il tiranno che sfidò Roma con i Galli

Lo sapevi che… Dionisio I tiranno di Siracusa, nel 386 a.C. si alleò con i Galli per sconfiggere gli Etruschi e la stessa Roma?
La tesi dei Galli Senoni come braccio armato di Dionisio I di Siracusa, nell’Italia centrale, è uno dei capisaldi della studiosa livornese Marta Sordi. Questa ipotesi trasforma la discesa dei Galli, nel centro Italia, da una semplice “migrazione selvaggia” a un’operazione geopolitica coordinata e pianificata da Siracusa per ottenere il controllo totale sulle rotte commerciali d’Occidente.
Dionisio aveva avviato una massiccia politica di colonizzazione nell’Adriatico, fondando città come Ancona e Adria. I Galli nello stesso periodo (386a.C.), con Brenno saccheggiarono la città di Roma. Subito dopo andarono a chiedere amicizia e alleanza a Dionisio I, con lo scopo di sconfiggere il nemico comune, gli Etruschi, rappresentato dalla città di Caere principale alleato di Roma. Siglato l’accordo, si prepararono a sferrare l’attacco a Caere. I Galli avrebbero attaccato per via di terra mentre i Siracusani per via di mare dirigendosi verso Pirgy che era il porto di Caere. E’ un attacco congiunto nello stesso momento, una vera morsa a tenaglia pianificata e studiata a tavolino. Mentre i Galli vengono respinti e quindi sconfitti, Dionisio I riesce a saccheggiare il porto di Pirgy e trafugare dai templi ben 1500 talenti d’oro (circa mezzo miliardo di euro ).
Un tesoro che servì a finanziare le successive campagne siracusane contro Cartagine. In quest’ottica, sia il sacco di Roma che quello di Pirgy non sono altro che due lame della stessa forbice con cui Dionisio I recise l’egemonia etrusco/romana nel Tirreno centrale. Alla morte di Dionisio I, il figlio Dionisio II continuò questa politica di aggressione nel Tirreno centrale.
La storiografia moderna gli riconosce la regia di una serie di successive e devastanti ondate mercenarie galliche che colpirono le coste laziali tra il 360 e il 348 a.C. E’ in questo arco di tempo che l’annalistica romana (Tito Livio) riporta una presenza gallica fissa nel Lazio, aggressiva e militarmente inspiegabile se non attraverso la politica espansionistica siracusana. I siracusani non si limitarono a spingere i galli verso sud, ma crearono delle vere e proprie basi operative nel Lazio e nel Mezzogiorno:
La base fortificata di Alba Longa(360a.C.).
Una massiccia spedizione di Galli scese nel Lazio stanziandosi sui Colli Albani, a pochi chilometri da Roma. Questo stanziamento fu coordinato e rifornito dalla flotta siracusana. I romani, terrorizzati, dovettero nominare dittatori d’emergenza per contrastarli.
La base di Tivoli e Preneste.
I Galli si allearono con città latine ostili a Roma, come Tivoli. Questa saldatura tra ribelli locali, mercenari galli e navi siracusane serviva a stringere Roma in una morsa d’acciaio. Nel 349 a.C. infatti si verificò un attacco congiunto tra esercito gallo e flotta siracusana. Tito Livio racconta che il Lazio fu investito contemporaneamente da due minacce. Da un lato un immenso esercito gallico via terra (accampato nelle paludi pontine) e dall’altro una misteriosa flotta greca (gli storici moderni sono concordi nel ritenere questa flotta sicuramente siracusana) che devastava le coste laziali fino ad arrivare alle foci del Tevere, impedendo ai romani di rifornirsi. E’ la prima volta che una flotta siracusana minaccia così da vicino la città di Roma.
Finché Roma e le città etrusche come Caere rimanevano forti, potevano bloccare le ambizioni di Siracusa verso l’Italia centrale e allo stesso tempo incoraggiare il suo nemico di sempre: Cartagine.
Inviando spedizioni di Galli nel litorale romano, Dionisio II manteneva i porti del Lazio e dell Etruria in uno stato di costante assedio, garantendo alla marineria siracusana il monopolio assoluto del Mar Tirreno. I piani militari dei due Dionisi miravano a un obiettivo grandioso: fondare un vero e proprio impero marittimo siracusano che schiacciasse l’asse commerciale Etrusco-romano-cartaginese. Per farlo, Siracusa agì con una spietata strategia a tenaglia che avvolse l’Italia centrale su due fronti: il Mar Tirreno e il Mar Adriatico. Mai nessuno prima di allora aveva tentato una cosa simile. In sintesi, l’alleanza con i Galli non fu un episodio estemporaneo, ma il cuore di un progetto politico Nord-Sud ideato e programmato da Dionisio I e continuato dal figlio Dionisio II.
Sfruttando il terrore dei mercenari Galli nel centro Italia, il tiranno siracusano riuscì a trasformare il suo stato in una vera e propria superpotenza marittima e imperiale, capace di dominare contemporaneamente i due mari della penisola italiana. Questo immenso impero Dionigiano, il primo nella storia d’Europa, che univa la Sicilia all’Emilia Romagna e al Veneto collassò a metà del IV secolo a.C.per due motivi fondamentali.
Il primo: le feroci guerre civili a Siracusa tra Dionisio II, Dione e i democratici distrussero la stabilità della capitale, costringendo Dionisio II a ritirare le flotte dal Tirreno per difendere il proprio trono.
Il secondo: la reazione di Roma e Cartagine. La neonata potenza romana fu in grado di assorbire l’urto, riformare l’esercito e stringere alleanza con Castagine (348a.C.), sbarrando definitivamente la strada alle navi siracusane nel Tirreno.


Carlo Castello

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