• Siracusa. La morte di Monjii, Harrabi: “Gli ultimi dimenticati, il business dell’immigrazione funziona cosi”

    “Monji aveva 61 anni, era in Italia da 40 anni, aveva lavorato in maniera regolare, versato le tasse. Poi, a causa di una legge troppo rigida, che penalizza i penalizzati, si è improvvisamente ritrovato clandestino. Non aveva raggiunto, nell’anno precedente, gli 8 mila euro di reddito necessari per poter continuare a rimanere in Italia”. Ramzi Harrabi racconta la storia dell’uomo rinvenuto cadavere in una piccola baracca dell’area del Molo. Il suo corpo senza vita è stato trovato da un amico, che da un paio di giorni non lo vedeva alla mensa Caritas. Troppo strano che non ci fosse. Il sospetto che potesse essere accaduto qualcosa di grave era già quasi una certezza, non avendo alternative allo sfamarsi. Dure le parole di Harrabi, adesso in contatto con la famiglia di Monjii, che vorrebbe che il suo corpo potesse tornare in Tunisia, il suo Paese. Non sarà possibile, almeno per il momento, anche a causa dell’emergenza Covid, ma l’ambasciata ha avviato un’interlocuzione con la Procura della Repubblica per comprendere il da farsi. Intanto a Monjii sarà dato l’estremo saluto con rito musulmano. Il suo caso, purtroppo emerso per la tragica fine che l’ha riguardato, è simile a quello di tanti altri immigrati. Ramzi Harrabi lo dice a chiare lettera e non lesina accuse al sistema giuridico italiano e anche alle organizzazioni che si occupano dei migranti. “In Italia-  fa notare Harrabi- se sei regolare, appena perdi il lavoro, perdi anche il diritto di restare . Questa è la situazione di Monjii. E’ diventato invisibile, in un’area in cui dormono altri invisibili come lui, a due passi dal Comando dei Vigili Urbani. Ha finito i suo giorni da solo. Per migranti in Italia intendiamo solo quelli che sbarcano. Degli altri, che versano i contributi allo Stato, ci dimentichiamo. Per loro non c’è nulla, mentre per gli sbarchi, attenzione alle stelle, con un business bel collaudato. A seguire i senzatetto, invece, non c’è interesse economico”. Parole dal senso ben chiaro, che Ramzi Harrabi chiarisce ulteriormente. ” I fondi vengono stanziati  per chi sbarca, per insegnare loro ad esempio la  lingua italiana, per l’inserimento. ma chi ha versato per 30 anni contributi e perde il lavoro, resta solo la clandestinità. Nessuno va ad aiutarli, eccezion fatta, ad esempio a Siracusa, per la Caritas di padre Marco e per la Casa di Sarah e Abramo”. Harrabi cita progetti da centinaia di migliaia di euro. “Di recente, 470 mila euro per la realizzazione di progetti legati all’immigrazione. Compensi d’oro per i manager. E mi sembra un dato che possa parlare da solo. Piangiamo alla Targia, davanti alla Sea Whatch, gridiamo “fateli scendere”. Beh, poi sono scesi. Sapete dove sono? Cosa abbiamo dato loro?”.

    Pubblicato da Siracusaoggi.it su Sabato 6 giugno 2020

    Un riferimento anche al caso Cassibile, con la sua tendopoli oggetto anche di interventi politici a livello nazionale, dopo le proteste dei residenti per una serie di episodi che mettono tensione nella comunità: i braccianti stagionali che si lavano nelle fontanelle della frazione, che urinano per strada e altri comportamenti fortemente contestati e di certo contrari al pubblico decoro. “Non c’è dubbio che non sia una bella immagine- dice Ramzi Harrabi- E’ anche vero che il problema va compreso nella sua interezza. Vivono senza acqua, senza servizi igienici. Trovano l’unica strada possibile, che naturalmente non è quella giusta. Occorre aiutare i cassibilesi ad aiutare i braccianti. Tanti di quei ragazzi sono regolari, sono rifugiati. Hanno diritto ad una casa. E’ con un progetto complessivo che occorre operare. Episodi come quelli segnalati a Cassibile, del resto- conclude Harrabi- si verificavano anche in Belgio, nelle miniere, e a lavarsi nelle fontanelle e ad urinare per strada erano purtroppo i lavoratori italiani”.

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